Insolita figura di compositore, pianista, e costruttore, protagonista della stagione di musica sperimentale in Italia, esploratore delle possibilità sonore degli oggetti, Mario Bertoncini ha praticamente messo in discussione tutti criteri tradizionali del comporre. Alla fine degli anni ‘60 si . avvicinato al teatro musicale con una serie di lavori nei quali proponeva una relazione funzionale tra gli elementi dell’azione scenica. Negli anni ’70 ha cominciato a progettare e costruire “sculture sonore”, con lamine, molle, ingranaggi, membrane metalliche, con corde lunghe decine di metri, realizzando lire elettriche, arpe e gong basati sul principio del suono eolico, grandi installazioni come Vele (una grande arpa eolica alta pi. di 7 metri), Venti (per 20 generatori di suoni eolici e 40 esecutori), Chanson pour Instruments à Vent (un assemblaggio di arpe e gong eolici). Precorritore degli strumenti aumentati, nel 1986 ha brevettato il Choreophon , un sistema che traduce il gesto coreografico in suono, e nel 1993 lo Stabdämpfer , un dispositivo atto a modificare la sonorità degli strumenti ad arco. Gi. nelle sue prime prove compositive, all’inizio degli anni ’60, si era manifestato il suo interesse per un uso non convenzionale degli strumenti tradizionali, per la loro “preparazione” con tecniche inedite. Bertoncini cercava soprattutto di liberare il concetto di forma dallo svolgimento temporale, di sostituirlo con una nuova palette sonora (come nell’arte informale il colore sostituiva le strutture formali), estraendo dagli idiofoni (e dal pianoforte) dei suoni continui, affermando cos. uno stile molto personale, che si impose in lavori come Cifre, Quodlibet, Tune.

Mario Bertoncini (1932)

Tune (1965, ad libitum)

per piatti sospesi

(amplificati e spazializzati)

*Suoniamo con piatti Spizzichino

 

Daniele Ghisi (1984)

This is the Game
per voce ed elettronica (2018, 30′)

Commissione Milano Musica

e Festival Neue Musik Rockenhausen

Prima esecuzione in Italia

 

Richard Barrett (1959)

Urlicht (2013-2014, 14′)

per tre percussionisti

e spazializzazione ad libitum
Prima esecuzione in Italia

Composto nel 1965, proprio quando il compositore entrò nel Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza, Tune . destinato a una serie di cinque piatti sospesi di diversa intonazione, suonati da uno o pi. esecutori, con l’uso di vari tipi di bacchette, ma anche con le dita, con spazzolini da jazz, con ditali di metallo, con l’arco o con fili di nylon. Nella partitura grafica, le dimensioni dei simboli corrispondono alla durata e all’intensità. degli eventi sonori, mentre lo spazio nel quale sono collocati rappresenta schematicamente la superficie del piatto, come in una sorta di intavolatura. I vari simboli corrispondono a diverse sonorità., con velocità. di esecuzione indipendenti per ogni percussionista, come .un prontuario di eventi che vanno concordati in sede di prova.: questi eventi non devono essere reiterati, per evitare il senso di periodicità, devono generare un “interplay” con il massimo di organicità, una polifonia fluida, asimmetrica, irregolare, cioè proprio quell’ideale di forma-colore che ha sempre rappresentato per Bertoncini il succedaneo della forma articolata di tipo classico. Pensato come pezzo puramente acustico, Tune viene amplificato e spazializzato nell’esecuzione di Milano Musica, per mettere in risalto la varietà di soluzioni timbriche che scaturiscono dalle diverse sollecitazioni dei piatti.

Gianluigi Mattietti

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