Iannis Xenakis (1922-2001)
Okho (1989) — 13’30”
per tre djembe e un tamburo africano di grandi dimensioni

 

Carlos Roqué Alsina (1941)
Reflets en trio (2002) – 12′
per vibrafono,dzembé e marimba

 

Vinko Globokar (1934)
Tribadadum extensif sur rythme fantôme (1981) — 25′
per tre o per un numero illimitato di percussionisti

Questo progetto nasce dall’intenzione di promuovere pratiche di relazione e di ascolto fluido tra interpreti e pubblico, tra musicisti professionisti e amatori, stimolando l’incontro, il dialogo e la collaborazione in ambienti urbani partecipati e collettivi.

Nella prima parte, in una dimensione di fruizione frontale tradizionale, due opere di grande impatto ritmico e gestuale catturano l’attenzione con giochi di scambio e integrazione tra masse sonore e fraseggi solistici. Il carattere di pratica festosa che li attraversa continua anche nella seconda parte, dove il pubblico – in questo rituale collettivo che è TRIBADABUM – si ritrova improvvisamente immerso tra strumenti e performer, sperimentando nuovi modi di vivere il suono e di usare lo spazio. La possibilità di estendere illimitatamente la partecipazione attiva diventa occasione di libera espressione e ricerca individuale. Obbiettivi espressi già nelle prescrizioni dell’autore, che invita gli esecutori a recuperare e giocare con oggetti sonori suggeriti dalla propria immaginazione.

 

 

PROGRAMMA

 

OKHO | Iannis Xenakis

Okho, parola zulu che significa qualcosa come “felicemente in marcia”, fu composto per la celebrazione del bicentenario della Repubblica Francese, e fu presentato in anteprima al Festival d’Automne del 1989 dal trio Le Cercle. Xenakis incontrò per la prima volta il djembé nello studio del trio, a cui il lavoro é dedicato. Il brano è organizzato in otto sezioni a partire da uno scarno materiale ritmico ricombinato in assoli, duetti e trii. Xenakis mantiene anche l’abbinamento tradizionale con il dundun, grande tamburo africano, la cui voce autorevole sigla la fine del brano. Okho esprime la qualità insieme viscerale e intellettuale della musica di Xenakis, fatta di masse e di volumi sonori che determinano le tensioni e le proprietà dinamiche complessive: caratteri ricorrenti in alcuni altri suoi autentici capolavori per percussioni quali Persephassa (1969) o Pléïades (1978).

REFLETS EN TRIO | Carlos Roquè Alsina

Reflet per vibrafono solo è stato composto nell’autunno 2002. Questo lavoro, concepito in 3 movimenti, ricerca una simbiosi delle possibilità acustiche dello strumento. Le variazioni di timbri, così come la ricchezza apportata dall’utilizzazione di un pedale appropriato su ritmi cangianti, caratterizza il discorso sonoro dei due primi movimenti. Nel terzo movimento, uno spirito di “festa selvaggia” è rappresentato da due elementi costitutivi: l’allusione a una melodia popolare jugoslava (ritornello) e certi ritmi del folclore argentino. Degli accordi complessi che evolvono in strutture ritmiche prestabilite generano una tensione crescente nell’interpretazione. Di scrittura piuttosto virtuosistica, questo lavoro costituisce un vero e proprio “studio” strumentale. Reflets en Trio è una versione rielaborata del secondo e del terzo movimento di Reflet (il lavoro originale). Una marimba e uno dzembé (grande tamburo africano) si uniscono al vibrafono solo in un discorso particolarmente contrappuntistico. (Carlos Roqué Alsina).

TRIBADABUM extensif sur rythme fantôme | Vinko Globokar

Questo brano può essere eseguito in due versioni: per trio di percussioni in una sala da concerto o per un numero illimitato di percussionisti utilizzando spazi ampi, quali all’aperto, in una foresta, su differenti piani di un grande palazzo, sulle mura di una città. La partitura è divisa in 31 sezioni, di cui 14 eseguite solo dal trio, e 17 con il coinvolgimento dei partecipanti circostanti, distribuiti tra il pubblico a distanze prestabilite e regolari, lungo tre vettori che si diramano dal trio di solisti posizionato al centro. La partitura, estremamente fantasiosa e suggestiva, oltre a numerosi strumenti a percussione comprende anche oggetti insoliti o di uso comune, effetti scenici e gesti teatrali. L’ordine di esecuzione delle sezioni è stabilito dagli interpreti, chiamati così a dar forma ad un percorso originale tra suoni inauditi ed effetti esplosivi, in un continuo gioco di rimandi, echi, trasformazioni, dialoghi, diramazioni sonore concentriche tra i vari esecutori. Ciascun partecipante possiede inoltre 4 oggetti bizzarri, che vengono utilizzati una sola volta, scelti tra “i più curiosi, ingegnosi ed efficaci strumenti immaginabili”. Suoni, pause, movimenti nello spazio sono tutti organizzati sulla base di un Ritmo Fantasma (di 12/8 diviso in 2+3+2+2+3) che solo gli interpreti ascoltano.

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